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lunedì 7 settembre 2020

Controllo dei movimenti profondi (Parte 2)

 Dopo la breve introduzione sul controllo dei movimenti profondi, vediamo brevemente come funziona un sistema inclinometrico. Per poter installare un inclinometro bisogna effettuare una perforazione, come quella che può essere destinata ad un carotaggio. Un sistema inclinometrico si compone di un tubo in alluminio o PVC, cementato all'interno del foro, da una sonda e da uno strumento registratore. La logica che vi è dietro prevede la misurazione della deviazione rispetto alla verticale del tubo inserito precedentemente calando la sonda in corrispondenza di una scanalatura. Le sonde moderne consentono la misura delle deflessioni angolari del tubo in due direzioni ortogonali tra loro. Fondamentale è che il tubo inclinometrico sia installato ad una profondità maggiore di quella della superficie di rottura.


IMG1-AIS-Focus-01-31lug2015-evidenza
http://www.irpi.cnr.it/focus/ais/

La sonda viene calata fino in profondità e si procede con un certo passo di campionamento generalmente di un metro. La prima lettura, quando la sonda tocca il fondo, sarà quella di taratura, definita misura zero. Questa misura è completamente indipendente dall'inclinazione iniziale del tubo. Le misure successive si faranno secondo determinati intervalli di tempo. Queste daranno indicazioni sull'entità dello spostamento e sulla componente orizzontale della direzione del movimento. Lo spostamento in testa, o totale, si calcola come gli spostamenti risultanti dopo ogni misura, dati dal cateto minore appartenente al triangolo rettangolo descritto ogni volta che viene effettuata una misura. I risultati ottenuti sono diagrammabili e i grafici che si ottengono sono correlabili ai valori di RQD: in questo modo si evince che generalmente quando l'ammasso è integro, ossia quando i valori di RQD sono elevati, non si osservano spostamenti sui grafici delle prove inclinometriche.

domenica 6 settembre 2020

Controllo dei movimenti profondi (Parte 1)

Il monitoraggio degli spostamenti profondi ha lo scopo di definire la geometria e il volume del corpo di frana nel sottosuolo. Queste informazioni servono per condurre un'analisi di stabilità di un pendio perché consentono la determinazione della superficie di scorrimento. Nel caso di scorrimenti rotazionali, è semplice identificare i punti limite della superficie di scorrimento a monte e a valle; tuttavia è molto difficoltoso trovare un terzo punto intermedio che si trovi all'interno del pendio. Per poterlo valutare si possono utilizzare dei software che abbiano la funzione di far variare la posizione del centro della superficie all'interno di una maglia di superfici isolando successivamente quella definita critica. La superficie critica è la superficie di scorrimento con il coefficiente di sicurezza più basso. Un altro modo può essere definire in profondità la fascia di deformazione associata alla superficie di scorrimento. Per stabilire la profondità d'indagine si può ricorrere a due diverse metodologie:

  • ipotizzare una superficie e la sua posizione;
  • effettuare una prospezione sismica in grado di identificare la superficie di scorrimento, prospezione alla quale seguiranno altre operazioni per monitorare gli spostamenti o i movimenti.
Per studiare i movimenti che avvengono in profondità si ricorre alle misure inclinometriche. Queste si effettuano con uno strumento chiamato inclinometro che permette di ricavare informazioni di diversa natura:
  1. Profondità della superficie di rottura;
  2. Spessore della superficie di rottura;
  3. Entità degli spostamenti profondi;
  4. Velocità e direzione del movimento.
A questa breve premessa seguirà un successivo post in cui vi illustrerò cosa compone un sistema inclinometrico. Ho deciso di suddividere in più articoli la trattazione per alleggerirla e renderla comprensibile a chiunque. In fondo, il blog ha uno scopo puramente divulgativo.

giovedì 3 settembre 2020

Controllo dei movimenti superficiali (Parte 2)

Questo articolo è la seconda parte dello spazio dedicato al controllo dei movimenti superficiali. I metodi di seguito descritti saranno solo due, tuttavia sono, a mio avviso, i più complessi. Il primo di cui vorrei parlarvi è quello che prevede l'impiego del GPS. GPS è un acronimo che sta per Global Position System. Si basa su una costellazione di ventiquattro satelliti orbitanti attorno al nostro pianeta. Attraverso la posizione di questi satelliti, mobili lungo le loro orbite, si può determinare la posizione di un punto in qualunque parte della superficie terrestre. È molto utile per lo studio delle tendenze del movimento di un fenomeno franoso. Grazie al GPS è possibile monitorare aree estese; nonostante ciò, i tempi di acquisizione sono molto lunghi e in presenza di ostacoli (basta pensare ad una copertura boschiva molto fitta) non sempre si riescono ad acquisire informazioni esatte. Il metodo impiegato per l'acquisizione è molto simile a quello geodetico-topografico: i capisaldi sono rappresentati dai satelliti mentre i prismi dalle antenne posizionate sui dispositivi riceventi.


gps trilateration
https://gisgeography.com/trilateration-triangulation-gps/

Il secondo e ultimo metodo che vorrei esporvi è quello interferometrico. Anch'esso consente il monitoraggio della frana o di un versante da remoto, installando il sistema in un sito posto a decine o centinaia di metri di distanza dall'oggetto in esame. Non necessita l'installazione di sensori o riflettori sul corpo in frana. Può essere effettuato sia via satellite sia con un sistema radar terrestre. Fornisce informazioni sul movimento di tutta l'area investita dal fascio proveniente dallo strumento e consente di monitorare aree di dimensioni elevate con l'impiego di un singolo strumento. Il Radar ad Apertura Sintetica (SAR) è uno strumento montato a bordo di aerei o satelliti o a terra che emette radiazioni elettromagnetiche e registra la potenza del segnale riflesso dalla superficie incidente, calcolando anche il tempo intercorso tra l'emissione e il ritorno del segnale. La differenza di fase tra due acquisizioni SAR della stessa scena è sensibile alla topografia dell'area osservata. Questo permette all'interferometria SAR di trovare applicazione anche nella generazione di modelli digitali di elevazione del terreno (DEM). La fase interferometrica è composta da due contributi:
  1. Topografia dell'area osservata;
  2. Eventuale deformazione del terreno avvenuta nell'intervallo di tempo trascorso tra le due acquisizioni.
Sottraendo la componente topografica, si ricava la componente dovuta allo spostamento.

Illustrazione del principio base dell'interferometria SAR, i dati numerici si riferiscono al radar ASAR installato a bordo del satellite ENVISAT.
https://www.researchgate.net/figure/Figura-2-10-Illustrazione-del-principio-base-dellinterferometria-SAR-i-dati-numerici_fig5_263239483

mercoledì 18 dicembre 2019

Equazioni di secondo grado

Come anche per le equazioni di primo grado, ho dovuto ricreare l'articolo da zero a causa della perdita delle immagini.
Le equazioni di primo grado sono molto intuitive e semplici da risolvere. Ma vediamo ora come dobbiamo comportarci quando la nostra equazione è di secondo grado. La nostra rosa di equazioni di secondo grado prevede cinque casi possibili. Ognuno di essi ha un metodo risolutivo più immediato e pratico. Le equazioni di secondo grado, a differenza di quelle di primo, prevedono due soluzioni.


  • Il caso più comune è ax2 + bx + c = 0. Questa prende il nome di equazione di secondo grado completa e per trovare le soluzioni si utilizza la seguente formula:
    https://romoletto.altervista.org/radici-equazioni-secondo-grado-simple-apps/

  • Se nella nostra equazione il coefficiente b è pari, possiamo applicare la formula ridotta (nota anche come formula del b mezzi):

http://www.lezionidimatematica.net/Equazioni2/lezioni/eq2_lezione_08.htm

  • Se la forma della nostra equazione è pura, ossia presenta la forma ax2 + c = 0, come per le equazioni di primo grado isoliamo la e poi estraiamo la radice quadrata di entrambi i membri, per cui avremo:

    https://www.slideshare.net/miflower67/equazioni-di-secondo-grado-47349947

  • Se la forma della nostra equazione è spuria, ossia presenta la forma ax2 + bx = 0, raccogliamo a fattor comune la x e cerchiamo i valori che annullano il prodotto che otteniamo. Per quali valori x(ax + b) è uguale a 0?
Equazione spuria
  • Infine, cosa succede se la nostra equazione è monomia, ossia formata solo dal monomio che presenta il quadrato di x? Nel caso di ax2 = 0, la soluzione è molto semplice. Siccome l’unica variabile è x e siamo in presenza di un coefficiente a diverso da 0, allora gli unici valori che potranno annullare il prodotto saranno uguali e coincideranno con 0. In questo caso, quindi scriveremo:


ax1 = ax2 = 0

Mi rendo conto di quanto stia venendo lungo l’articolo, e ve ne chiedo scusa. L’argomento è un po’ noioso, devo ammettere che nemmeno a me piacciono molto le equazioni di secondo grado. Questa sensazione spiacevole è nata ai tempi del liceo, in cui la professoressa di matematica ci dava da risolvere equazioni di secondo grado con coefficienti stranissimi; poi, una volta arrivata all’università, ho scoperto che non era altro che un modo per spingerci a prendere confidenza con calcoli che in futuro ci sarebbero risultati banali. Dopo un po’ di tempo, queste cose uno inizia a farle quasi automaticamente e non pensa più a tutta la teoria e a tutti gli anni che ha speso per arrivare ad essere così svelto nel calcolo… Comunque, dopo questo piccolo break, ricomponiamoci.


Le soluzioni di una equazione di secondo grado si chiamano anche radici, per cui non andate nel panico se qualcuno dovesse chiedervi “Quali sono le radici di questa equazione?”: fortunatamente il nostro interlocutore non starà parlando di radicali!

Ora vorrei farvi vedere una cosa che abbiamo visto scomponendo i polinomi. Probabilmente avete notato che per semplificare le nostre equazioni nei casi sopra elencati, abbiamo applicato dei raccoglimenti. Ebbene, le regole di scomposizione possono aiutarci anche in questo.
Avendo:
  • s = x1 + x2 = – b / a , applicabile solo se Δ ≥ 0;
  • p = x1 x2 = c / a applicabile solo se Δ ≥ 0;
Allora, possiamo scrivere x2 – sx + p = 0, se conosciamo il prodotto e la somma delle soluzioni dell’equazione.

Mentre, con la seguente, possiamo scomporre un trinomio di secondo grado, e x1 e xsono le soluzioni dell’equazione.
ax2 + bx + c = a (x – x1) (x – x2)


Prima ho utilizzato il simbolo Δ. Il Δ ci serve per discriminare il segno delle radici della nostra equazione.
Δ = b2 – 4ac
  • Se è maggiore di 0, abbiamo due soluzioni reali e distinte;
  • Se è uguale a 0, abbiamo due soluzioni reali e coincidenti;
  • Se è minore di 0, la nostra equazioni non ammette soluzioni reali.
Vi chiedo nuovamente perdono per la lunghezza dell’articolo, però ho cercato di concentrare tutto ciò che nello svolgere un esercizio può esservi utile senza divagare troppo. Mi sarei potuta dilungare su spiegazioni e dimostrazioni teoriche, ma ho volutamente evitato perché sono cose che nello svolgere un esercizio, creano solo una nube di confusione. Ovviamente questo non significa che la teoria della matematica è inutile. 

lunedì 9 dicembre 2019

Equazioni di primo grado

Ciao ragazzi,
oggi sono costretta a riprendere un post molto vecchio, che risale all'anno di creazione del blog. Quando cambiai piattaforma, mi limitai a spostare i post dall'una all'altra senza badare a che fine potessero fare le immagini in alcuni di essi. Ecco, nel post sulle equazioni di primo e secondo grado, dopo qualche mese, mi si sono corrotte le immagini e, non sapendo come sistemare il problema, ho pensato di riscrivere da capo entrambi gli articoli.

Ecco, innanzitutto, le definizioni che ci servono per parlare di equazione di primo grado:

  • Si definisce espressione un insieme di numeri e lettere collegati da operazioni da eseguire su di essi. Le lettere che compaiono in un’espressione possono avere due diversi significati: possono essere costanti (generalmente indicate con le prime lettere dell’alfabeto: a,b,c,…), o variabili (ed indicate con le ultime lettere dell’alfabeto: x,y,z).
  • Si definisce identità l’uguaglianza tra due espressioni verificata per qualunque valore assegnato alle variabili in esse contenute e per cui le espressioni hanno significato.
  • Si definisce equazione una uguaglianza tra due espressioni verificata solo per particolari valori (detti soluzioni) assegnati alle variabili (incognite) in essa contenute.
Un esempio di equazione può essere il seguente:

4x + 2 = 3

Come si 'risolve'?

4x + 2 costituisce il primo membro dell’equazione, mentre 3 è il secondo membro. Ma cosa ci facciamo con questi membri? Lo scopo è trovare quel valore di x che renda i due membri uguali. Quel valore di x è quello che nella definizione abbiamo chiamato soluzione. Quindi, la domanda da porci è: per quale valore di x4x + 2 è uguale a 3?
Il metodo di risoluzione è molto semplice. E’ sufficiente isolare la x portando tutti i termini privi della varabile in un membro e lasciando quelli con la variabile nell’altro. Nel nostro caso quindi agiremo così:

4x + 2 = 3
4x = 3 - 2
x = (3-2)/4 = 1/4

Nel risolvere l’equazione, vorrei farvi notare prima di ogni cosa che, quando ho portato il 2 al secondo membro, ho cambiato il suo segno. Questo vale per ogni termine di una equazione: quando si sposta da un membro all’altro un termine di una equazione, va moltiplicato per -1, che all’atto pratico significa semplicemente cambiargli il segno.
Inoltre, ho diviso il secondo membro per 4. In realtà, non ho diviso il secondo membro per 4, ma entrambi i membri (infatti, se ci fate caso, è sparito il coefficiente del termine con la variabile x). Questo è stato l’ultimo passaggio necessario ad esplicitare (ossia a rendere 1) il coefficiente di x.
Il risultato ottenuto non è altro che la soluzione della nostra equazione, infatti sostituendo la soluzione ad vedremo come sarà verificata l’identità dei due membri.

Per x = 1/4
4*1/4 + 2 = 3
1 + 2 = 3
3 = 3

Ecco. Ho messo la soluzione al posto di x ed effettivamente è successo quello che mi aspettavo: i due membri sono uguali!
Questo è tutto ciò che c’è da dire su una equazione di primo grado. Se vi trovate davanti più termini con x, è sufficiente sommarli algebricamente come abbiamo visto anche per i polinomi che avevano la stessa parte letterale. Mi raccomando, non dimenticate di controllare il grado, altrimenti rischiate di sommare i coefficienti di una parte letterale di primo grado con qualche coefficiente di parti letterali di secondo o terzo, e questo sarebbe un gravissimo errore.

martedì 3 dicembre 2019

Che succede nel sottosuolo?

Cari lettori, so che è da tanto che non scrivo qualcosa tra le pagine del blog. Vi chiedo immensamente scusa per questa mancanza, ma anche io, come voi, sono soggetta a problemi indotti dalla vita di tutti i giorni. "E a me che me ne frega?", vi starete chiedendo. Dubbio lecito, quindi, facciamo finta che queste prime righe non esistano e andiamo al sodo.
Sto studiando per un esame di vulcanologia che dovrò fare tra un paio di settimane. Dato che questo blog si pone come obiettivo la divulgazione scientifica e poi ché mi aiuta a fissare bene i concetti in mente, ho pensato che poteva essere una cosa carina scriverli per condividerli a voi.

Alfred Wegener nel 1912 tira su una teoria sulla tettonica delle placche, riportando alla luce gli avvenimenti di 200 Ma anni fa. A quei tempi, infatti, nel nostro globo vi era un unico continente enorme che prendeva il nome di Pangea. Iniziò, però, a fratturarsi creando continenti più piccoli che si allontanavano l'uno dall'altro.

Illustrazione di Jerome N. Cookson, Ngm. Fonte: Ron Blakey, Colorado Plateau Geosystems
A sostegno della sua tesi, il signor Alfred Wegener sosteneva che:
  • ci fosse corrispondenza tra il bordo occidentale dell'Africa e quello orientale del Sud America e tra le età delle rispettive rocce;
  • ci fosse presenza di fossili simili sulle coste del Sud America e dell'Africa e anche in aree diverse;
  • le catene montuose più antiche fossero distribuite in modo continuo.
Nonostante questi punti che sembravano avere basi solide, la sua teoria fu rifiutata perché non dava spiegazioni sulle forze che muovevano i continenti.
Nel 1954 - 55 un altro signore (Benioff) si rese conto che nelle zone sottostanti alcune aree vulcaniche attive gli ipocentri dei terremoti si allineavano lungo un piano inclinato rispetto l'orizzontale.

Piano di Benioff
Nel 1938 venne scoperta la dorsale medio atlantica, una lunga catena montuosa sottomarina tra il continente africano e quello americano.
Infine, nel 1963 Vine e Mattews si resero conto che allontanandosi dalla dorsale oceanica, si rinvenivano fasce simmetriche con la stessa polarizzazione. Questo dipendeva dal campo magnetico terrestre che si invertiva (e lo fa ancora oggi) periodicamente. In poche parole, il polo nord magnetico a volte coincide con il polo nord geografico, ma altre con il polo sud.
Le rocce basaltiche si magnetizzano a seconda del campo magnetico presente al momento del raffreddamento del magma, per cui registrano le variazioni di polarità magnetica.

Basalto colonnare
Allora nacque quella che viene definita teoria dell'espansione dei fondi oceanici: nuovo magma fuoriesce dalle dorsali oceaniche e, raffreddandosi, forma nuova crosta oceanica.
La litosfera rigida, invece, è suddivisa in placche in moto relativo tra loro. Si poggiano su una roba parzialmente fusa e dalle proprietà plastiche che si chiama astenosfera. Da lì si elevano i moti convettivi che muovono le placche. Tuttavia, se nuova crosta viene prodotta nelle dorsali oceaniche, altrettanta deve venirne consumata da qualche parte. Il posto in cui si ha la distruzione della vecchia crosta sono le fosse di subduzione.
Le placche sono separate tra loro da margini di diversa natura:
  • Margini divergenti o passivi: La crosta si distende e le zolle si allontanano l'una dall'altra. Si ha in questo modo l'inarcamento e la frammentazione di un continente (come nel caso del rift africano), l'ingresso delle acque continentali nelle depressioni che così si formano e la loro conseguente evaporazione, l'ingresso di acque marine e la formazione di un oceano. Altri margini passivi sono le dorsali oceaniche, caratterizzate da un magmatismo effusivo che forma basalti tholeitici e lave a pillow;
  • Margini trasformi: Le faglie trasformi sono trasversali alla dorsale. Tra i due rami della dorsale dislocati le placche si muovono in senso opposto. L'attività vulcanica in questo caso è bassa, ma la sismicità è elevata.
  • Margini convergenti o attivi: Sono quelli in corrispondenza di due placche che si muovono l'una verso l'altra finché una delle due non sale sull'altra.
A chiusura dell'articolo, vorrei ricordare anche che esiste un fenomeno che si chiama magmatismo intraplacca e che quindi non avviene lungo i margini. La formazione dei vulcani distribuiti all'interno delle placche può essere spiegata come la risalita di plume di un magma da grandissime profondità (come avviene, ad esempio, alle Hawaii).
Spero di non avervi annoiato eccessivamente con queste nozioni storico-geologiche.



domenica 23 giugno 2019

Grand Prismatic Spring

Oggi è la prima domenica dell'estate. Il caldo è devastante e, per essere sicuri che le temperature non scendano, andiamo a spiare quello che succede nello Yellowstone Park.
Come sapete, lì ha sede la sorgente calda più grande degli Stati Uniti, oltre ad essere la terza in dimensioni su tutto il globo. I suoi colori ricordano quelli dell'arcobaleno ed è il motivo per cui i geologi, negli anni Settanta, la definirono "prismatica".
Mi piacerebbe impostare questo articolo su alcune delle domande più frequenti che una persona inesperta sulla materia potrebbe porsi.

Grand Prismatic Lake


venerdì 21 giugno 2019

4. Gli appuntamenti del Venerdì: Federico


Ciao ragazzi. Eccoci con la quarta puntata della rubrica del venerdì. L’iniziativa sta proseguendo grazie al vostro entusiasmo. Oggi, con noi, ci sarà Federico. Anche a lui porremo dieci domande. Sarà lui stesso a parlarvi di sé, e di cosa lo ha avvicinato alle materie scientifiche che, ancora oggi, sono il perno attorno al quale ruota la sua vita!

Ø  Ciao Federico, di cosa ti occupi nella vita?
Ciao, ad oggi mi occupo principalmente di validazione di centraline per il settore automotive e anche di ricerca nel settore dell’Additive Manufacturing.

Ø  Da quanto tempo studi scienze?
Da 7 anni oramai.

Ø  Cosa ti appassiona di loro?
Il poter migliorare la vita propria e degli altri anche in modo radicale.

Ø  Segui notizie di attualità a tema scientifico?
Sì, certo, specie sul mio campo di studio, ovvero la lavorazione per tecniche additive, d’altronde è utile quando faccio review dei lavori di altri essere sempre aggiornato.

Ø  Perché ingegneria meccanica e non, ad esempio, ingegneria civile o elettronica?
Perché è a mio avviso quella più completa e che va a collaborare poi con tutti gli altri ambiti dell’ingegneria. Poi la mia parte prediletta è la produzione, quindi ad occuparsene è sempre un ingegnere meccanico.


Anteprima di quello che si fa durante un corso di disegno di macchine

Ø  Riviste scientifiche? Ce ne consigli qualcuna?
Ovviamente Additive Manufacturing Today e Rapid Prototyping Journal (per cui lavoro alle reviews di paper) per essere sempre aggiornati sul settore AM.

Ø  Hai progetti in programma o in corso?
Al momento non sto portando avanti alcun progetto, ma sto iniziando a pensare alcuni prodotti che proverò a proporre in azienda da me.

Ø  Cosa ti ha spinto ad accettare questa intervista e a renderti disponibile a risponderci pubblicamente?
Per il legame particolare che ho con Veronica e per far conoscere un po’ il mio mondo.

Ø  Sappiamo che hai una certa passione per la storia! Palacene un po’!
Beh, sì, sin da piccolo ho sempre adorato la storia dal 1700 in poi e ora che vivo nel Nord Italia mi dedico praticamente full time nei Week End alla rievocazione storica di epoca Napoleonica, Prima e Seconda Guerra Mondiale.

Prima Guerra Mondiale

Ø  Ultima domanda: hai consigli su come migliorare i contenuti di Spiccioli di Scienza? Ti piacerebbe pubblicare con noi qualcosa qualche volta?
Sinceramente sì, mi piacerebbe pubblicare qualcosa con Spiccioli di Scienza, spero ne avremo occasione a breve.

Federico è un ragazzo molto sveglio e nasconde davvero un gran potenziale. Siamo felici di poter ospitare qualche sua parola qui su Spiccioli di Scienza, sperando non siano le ultime che spenderà con noi e per noi! Grazie, Federico!

martedì 18 giugno 2019

Nucleare e ambiente: due parole che non vanno molto d'accordo

Come al solito, farò una breve introduzione al post. In questo caso, vorrei farlo spiegandovi cosa sono i rifiuti radioattivi.

Si definisce rifiuto radioattivo ogni materiale derivante dall'utilizzo pacifico dell'energia nucleare contenente isotopi radioattivi di cui non è previsto il riutilizzo. Lo scarto di combustibile nucleare esausto derivante dalla fissione nucleare nel nocciolo o nucleo del reattore nucleare a fissione rappresenta la forma più conosciuta di rifiuto radioattivo, oltre che una delle più difficili da gestire in virtù della sua lunga permanenza nell'ambiente; ma anche altre attività umane portano alla produzione di questo tipo di rifiuti (es. applicazioni mediche, di ricerca, industriali...).
Durante il funzionamento del reattore, gli atomi del "combustibile" vengono progressivamente scissi tramite il processo a catena di fissione nucleare: il materiale viene man mano trasformato in altri elementi e/o isotopi e in questo modo rilasciano energia termica. Questa viene "asportata" dal reattore e utilizzata da una macchina termica per azionare meccanicamente una turbina accoppiata ad un alternatore. È in questo modo che si produce elettricità nelle centrali elettronucleari.


I prodotti di scarto di questi procedimenti hanno un pauroso impatto ambientale.
Il nuovo inventario dei rifiuti radioattivi rende evidente l'urgenza di un unico deposito nazionale definitivo per i rifiuti ad attività bassa e media e di uno temporaneo per quelli ad alta attività
Recita Le Scienze, in uno dei suoi recenti articoli. Cosa significa?


venerdì 14 giugno 2019

3. Gli appuntamenti del Venerdì: Claudia


Benvenuti al terzo episodio della rubrica del venerdì, che ha lo scopo di dare voce a voi lettori! Il tema del giorno si distacca leggermente dai soliti trattati qui. Di solito tendiamo a parlare di qualcosa di inorganico. Quello che vogliamo far emergere oggi è l’effetto che fa a Claudia la musica. Anche a lei abbiamo posto dieci di domande. Di seguito, l’intera intervista. Buona lettura!

1. Ciao, Claudia! Come prima cosa, vorremmo che tu ci parlassi un po’ di te.

Mi chiamo Claudia e ho 27 anni. Sono calabrese e, nella vita, sono studentessa universitaria di ingegneria informatica, ma attualmente sto studiando per un concorso nell’Arma. La mia aspirazione è diventare poliziotta e lavorare nell’ambito informatico. Nel tempo libero amo suonare e lo strumento che preferisco è il pianoforte che suono da 23 anni. Dedico anche le mie giornate alla lettura e mi piace molto la botanica. Mi piace tutto ciò che è arte e mi affascina la chimica.

2. Leggi riviste scientifiche? Perché?

Ogni tanto leggo riviste scientifiche, perché mi piace sapere e conoscere quello che accade sia nel campo scientifico ambientale sia didattico.

3. Ti piace ascoltare musica? Hai dei generi preferiti?

Sì, ascolto molto la musica. Forse è l’unica cosa che faccio di più. Il mio genere preferito è il Rap, ma quando si tratta di comporre qualcosa al piano mi baso su artisti classici come Beethoven o Chopin, posso dire che ascolto vari generi musicali dipende dalla giornata. Passo da musica classica al rock improvvisamente!

Tasti di un pianoforte

4. Cosa stimola particolarmente la tua percezione uditiva? Melodie tendenzialmente tristi, allegre o altro?

Posso dire che ascolto molta musica triste perché rispecchia molto il mio stato d’animo.

5. In un recente studio condotto da Bevil Conway è stato dimostrato che per apprezzare la musica e comprendere il linguaggio parlato è necessaria una capacità spiccata di percepire l’altezza dei toni armonici ed è propria della corteccia umana. Sei informata in merito? Cosa ne pensi?

No, non sono informata in merito.

6. Forse stiamo toccando un tema a te caro, parlando della musica, e proprio per questo vorremmo sapere se, per te, è più importante un approccio scientifico o sentimentale al tema, o, perché no, entrambi. Raccontaci le tue esperienze!

Per me è importante un approccio sentimentale, mi faccio trasportare molto dalla musica e quando suono non penso a niente.


Fantasia con spartiti e strumenti musicali

7. Hai mai provato a suonare e/o cantare? Ti ha divertita?

Si mi piace suonare e cantare, ho pubblicato su Youtube la mia prima canzone ufficiale in francese. Il mio canale Youtube si chiama Nuvolibeats e quando riesco a produrre buona musica mi faccio conoscere online. Attualmente sto lavorando ad un progetto e fra qualche mese esce il mio primo video musicale.

8. Sei consapevole delle analogie tra il cervello di un macaco e il nostro? Secondo te, da che cosa dipendono?

Credo che il cervello di un macaco in alcune parti sia uguale a quello dell’uomo. Credo che il macaco sia molto intelligente: capiscono molto le scimmie quando siamo a contatto con loro. Credo che il cervello sia un mistero.

9. Dopo questa intervista, proverai ad informarti meglio sull’argomento trattato? Il nostro scopo è stimolare la curiosità di tutti i nostri lettori, te inclusa!

Sì, certo, volentieri!

10.        Ultima domanda: ti andrebbe in futuro di collaborare con noi? Hai qualche progetto che vuoi condividere con tutta la community? Fai un saluto a tutti!

Mi piacerebbe molto collaborare con voi! Ciaoooo!

Foto di un macaco
Ringraziamo Claudia per aver speso qualche minuto con noi. Si è dimostrata una ragazza molto altruista e fedele ai valori dell’amicizia. I due progetti che ha deciso di condividere sono di due ragazzi che si stanno impegnando per lasciare, chi in un modo, chi nell’altro, una traccia nella vita delle persone. Da loro dovremmo prendere esempio tutti quanti: dietro una grande iniziativa, affinché possa andare bene, deve esserci sempre una grande collaborazione – un po’ come la storia del grande pennello…
Pertanto, vi invito anche io a dare un’occhiata ai due nuovi talenti: Rossella e Mathias Rat Photography, e ovviamente anche al canale YouTube di Claudia!

Buona serata a tutti!